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domenica 10 novembre 2013
LA REALTÀ INESISTENTE
Come è strutturato il pensiero? Come funziona davvero? Beh, prima di tutto c’è da sottolineare che i pensieri sono di due tipi, o, per meglio dire, si “esprimono” con due differenti modalità: la modalità conscia e quella inconscia.
Cosa differenzia le due modalità? Sostanzialmente una sola cosa. Il pensiero conscio viene formulato con la volontà cosciente della persona. Ella sa che lo sta pensando e sa esattamente cosa sta pensando.
Il pensiero inconscio o subconscio è invece “pensato” senza che esista una precisa e cosciente volontà a farlo, ma è pensato ad un livello inferiore, dove l’attivazione dei pensieri è, in una misura più o meno considerevole, effettuata automaticamente.
Questo non significa che certi pensieri sono consci od inconsci, nel senso che può avvenire che pensieri dapprima consci diventino successivamente inconsci e viceversa, pensieri inconsci divengano consci.
Ora, in buona sostanza, possiamo dire che tutti i problemi vengano dai pensieri subconsci ed inconsci. Questo non significa che non si possano avere pensieri “consci” sbagliati, certo che sì, ma quando un pensiero è conscio, è completamente sotto il controllo della volontà e può essere facilmente avviato, cambiato, e soprattutto, fermato.
Quello che invece è molto più difficile fare é fermare e cambiare i pensieri subconsci, perché i meccanismi che li avviano, sono pressoché completamente sconosciuti.
Tutta la psicologia di fatto, cerca di portare a livello di conscio i pensieri subconsci, per permettere alla persona di riconoscerli, modificarli, cancellarli e quindi cambiare il proprio sentire e modo di vivere
C’è però un nesso strettissimo tra pensieri consci e subconsci. Gli uni attivano gli altri in un continuo interscambio. Se ad esempio riceviamo un torto, ci arrabbieremo per il torto subito. A livello conscio avremo un pensiero che dirà più o meno: quello ha fatto così e così e questo non è giusto e non lo accetto. Questo fa nascere una rabbia o un risentimento che sentiamo come emozione. Ma questa rabbia e/o risentimento non è lo stesso “pensiero” che ha innescato la rabbia, ma il suo “motore” alimentante. Ognuno ha il suo “motore” della rabbia, filtrato dall’educazione, dalla cautela, dal rispetto per il prossimo, ecc... a seconda di questi filtri l’emozione inerente al fatto accaduto verrà argomentate in modo diverso. Detto per inciso tale modalità di gestione delle emozioni è poco efficace per la risoluzione di stati d’animo negativi, proprio perché eccessivamente filtrata e repressa rispetto al “motore” originale.
Il punto è che esistono due livelli del funzionamento della mente e i veri responsabili dei comportamenti incontrollati sono proprio quelli subconsci.
Il movimento di questi pensieri è vorticoso ed inesplorato…..si susseguono senza interruzione, “attivati “ in continuazione da ciò che accade “fuori”, e ci fanno fare tutte quelle cose che non riusciamo ad eliminare o a mettere sotto il nostro controllo.
Riuscire a mettere sotto controllo e soprattutto portare allo scoperto, alla visione della coscienza, questi movimenti della mente subconscia, giungere ad avere una padronanza sui propri flussi mentali mi è progressivamente diventato sempre più chiaro, era l’obiettivo da perseguire.
Scoprii così che in verità abbiamo una serie di cose che ci manovrano in svariati modi, spingendoci a desiderare cose, persone, situazioni e ad avversarne altre, e tutte queste cose ci guidano in modo non molto differente dai fili che animano le marionette. E così molte delle cose che pensavo “mie” perché io le sperimentavo come originanti da me, erano in realtà provenienti da varie fonti, ma non da me scelte, o meglio non scelte coscientemente.
Era così chiaro che la mente…..mente. Ti fa credere tue, cose che non sono tue. Era nato in me il “grande sospetto” e cioè che quello che mi passava per la testa era molto poco attendibile. Era nata in me la dissociazione preventiva.
Un’altra cosa era oramai chiara. Insoddisfazione e soddisfazione erano determinati al 100% dalla mia aprioristica scelta valoriale. Era cioè completamente dipendente da ciò che io decidevo essere “positivo” o “negativo”, “buono“ o “cattivo”, “preferibile” o “non preferibile” e così via. E in effetti se fossi stato capace di cambiare queste classificazioni di valore avrei potuto, a seconda delle scelte fatte, fare della mia vita un paradiso o un inferno, pur restando “fuori” tutto esattamente come prima. E questo mi condusse ad un ulteriore conclusione: la realtà esistenziale, che avevo data per oggettiva, era completamente soggettiva, completamente.
1.7 - la mente impermanente
Nel frattempo avevo studiato un po’ i principi del buddhismo e le cose cominciavano a quadrare: loro dicono che tutta la sofferenza dipende dal desiderio, ed in effetti era quello che anch’io avevo scoperto. Il preferire e l’avversare, il piacere e il dispiacere, il bene e il male, il buono e il cattivo, erano tutti desideri. Desideri di avvicinare quello che consideravo “bene” e desiderio di allontanare quello che consideravo “male”. E a ben vedere, tutto quello che era troppo lontano da raggiungere ma che desideravo, era fonte di sofferenza, e allo stesso modo, tutto ciò che desideravo evitare e che viceversa si avvicinava, era fonte di dolore anch’esso.
Ma, allo stesso modo, era pur vero che tali classificazioni erano non di meno cambiabili! Non era mica obbligatorio continuare a desiderare ed avversare le stesse cose. Ma se questo era vero, era anche vero che di fisso, stabile, sicuro e certo, nella mente non c’era nulla!
Ma se ciò che è oggettivo non lo è. Se ogni concetto è mutevole cosa c’è di stabile? Negli anni ‘70 andavano di moda i blue jeans a zampa d’elefante, capelli lunghi, scarpe a punta tonda e colletti di camicia di stile ottocento. Negli anni ’80 andavano le giacche con le spalline e i capelli cotonati, negli anni ’90 era di nuovo cambiato tutto…e…invariabilmente, tutte queste diverse cose erano considerate belle e desiderabili. Se il nostro concetto di bello non riesce a reggere più di 10 anni, come può essere preso sul serio?
I gusti cambiano e così le inclinazioni degli uomini. Che riguardi l’abbigliamento o l’architettura, i mezzi di trasporto o il modo di fare vacanze; il modo di studiare o i lavori considerati più “in” nulla è stabile. Ma se nulla è stabile, né i gusti, né famiglia, né i matrimoni, né gli affetti, cosa c’è di “vero” nella vita? Di incontrovertibile?
E se tutto dipende, ed è così, dai punti di vista, qual’é la Realtà?
Una cosa è più che certa….che nel campo puramente mentale, quello dei pensieri, stiamo dormendo della grossa, quando riteniamo che quello che pensiamo sia la realtà delle cose.
Le idee, i gusti, gli affetti, i ragionamenti, le priorità cambiano, tutto cambia. Cosa rimane allora del “nostro” mondo? Cosa rimane di costante, stabile, immutabile? Una cosa c’è. E sei tu che osservi tutto ciò. Tu che osservi te stesso che cambi idee, gusti, ragionamenti, vestiti, casa, affetti, posto in cui vivi…..Tu che osservi sei sempre lo stesso…osservi le tue paure e i tuoi atti coraggiosi, le tue scelte e le tue non scelte…. Tu sei quella unità di consapevolezza che può mettersi a distanza dalle cose che ti accadono, come se la cosa non ti riguardasse…..
Quando comprendi che non sei i tuoi pensieri, quando comprendi che ciò che pensi lo puoi cambiare, che ciò che ti condiziona e ti fa fare cose che non ti piacciono, non sei tu ma solo qualcosa che come un virus molesto agisce dentro di te contro la tua volontà….Quando ti rendi conto che la tua mente non sei tu, ma uno strumento a tua disposizione come le tue braccia e le tue gambe, allora scopri che c’è questa cosa, la coscienza, che è sempre lì a farti rendere conto di ciò che succede….E quando questo lo scopri, lo sperimenti, lo individui, hai cominciato il risveglio, hai cominciato il distacco dalla tua mente…l’osservatore si è svegliato e non può più riaddormentarsi, perché sa.
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