giovedì 17 ottobre 2013

MANIPOLARE E FARSI MANIPOLARE

Questo è argomento piuttosto delicato. Perché nessuno vuole esser manipolato,no? Nessuno vuole essere condizionato da comportamenti altrui e meno che meno raggirato. Non solo perché spesso chi riesce a manipolarci può farci danno, ma, diciamolo, perché scoprire di essere manipolati ci da’ la precisa sensazione di essere poco svegli. Insomma un po’ stupidi, no? Però, però, quando invece siamo noi che “manipoliamo” allora le valutazioni cambiano….Prima di tutto, noi quando manipoliamo lo facciamo a fin di bene, no? Siamo sempre puri…se facciamo credere qualcosa a qualcuno è perché vogliamo che quella persona faccia ciò che vogliamo, perché noi sappiamo cosa è meglio, vero? Eh, sì..un po’ due pesi e due misure…come sempre…anche se non vogliamo ammetterlo. Vi do’ una notizia. Non è possibile NON manipolare. Sì proprio così. Questo avviene perché ogni forma di comunicazione OGNI forma, dalla parola scritta alle immagini, ai video, ai suoni, alla musica, sono strumenti di manipolazione. Quando comunichiamo, lo facciamo per “dire” qualcosa. E se vogliamo dire qualcosa, lo diciamo in modo che sia convincente, credibile. Se voglio convincere qualcuno a bere una bibita, non dirò “ ho una bibita svampita e che non sa di niente in frigo. Ne vuoi un po’? Se voglio dire che la primavera è bella, non dirò “ah, che noia la primavera con tutti quegli insetti, i pollini, le allergie e poi non sai mai cosa metterti perché il tempo cambia continuamente ecc ecc. No? Ancora maggiormente lo si fa con l’uso delle immagini, dei video e massimamente con la musica che è strumento di manipolazione eccelso e potente. Ogni processo comunicativo è quindi manipolatorio perché mira a produrre degli effetti in chi riceve la comunicazione. La comunicazione usa i nostri sensi per accedere alla nostra esperienza sensoriale. Il suono usa l’udito, le immagini la vista e il linguaggio usa…..la mente. Ma cosa è il linguaggio? Il linguaggio è una convenzione. Noi acquisiamo con gli anni il “sema” delle parole, il loro significato, e lo associamo a certe emozioni, che dipendono moltissimo dalla nostra specifica esperienza. Mentre la semantica, il significato delle parole, ha leggi abbastanza condivise, in quanto il significato letterale di un parola è generalmente condiviso, e questo permette al linguaggio di essere un metodo di comunicazione, l’emozione che le singole persone associano alle parole sono invece assolutamente non prevedibili e danno al linguaggio un’indeterminatezza ed imprecisione notevole nella comunicazione. Questo fa si che il linguaggio possa essere molto equivoco se usato da uno a molti, come ad esempio nel caso della televisione. Se ad esempio, come dice una famosa pubblicità della pasta, dove c’è “lei” c’è casa, l’obiettivo di chi comunica è quello di suggerire una situazione calda, accogliente, familiare, amorevole e farla associare al cibo prodotto da quella azienda. Ma l’esperienza di “casa” non è affatto universalmente positiva…Ci sono persone che considerano, percepiscono “casa” un coacervo di conflitti, restrizioni, schiavitù, a seconda della loro specifica esperienza di “famiglia”. La medesima cosa può accadere per migliaia di concetti, come “lavoro“ “rapporto” “relazione” “viaggio” e così via….. Quando invece il rapporto è da uno a uno, la possibilità di comunicare non solo il “significato” delle parole ma anche la congrua emozione diventa molto più forte. Quanto più due persone si conoscono, quanto più sanno cosa produce il loro parlare, perfino il loro tacere. Ed è qui che la possibilità di manipolare diventa massima. Negli ambienti di lavoro, in famiglia, nelle amicizie, si conoscono le modalità di comportamento e la reattività delle persone che ci circondano. Per una persona sufficientemente sveglia, la possibilità di manipolare le persone che conosce bene è alta, molto. Ma se siamo persone che hanno rispetto per il loro prossimo, per i loro amici, colleghi, familiari, cercheremo sempre di usare la nostra conoscenza della comunicazione per fare crescere nelle persone intorno a noi la capacità di queste di essere in pace con se stesse, di renderle autonome, libere, libere anche dalla nostra influenza. Questo è il rispetto per il prossimo, questo in definitiva è anche l’amore per il prossimo. Ma cosa accade se siamo vittime potenziali od effettive di manipolazione? La manipolazione “interessata” avrà più chance se noi saremo condizionabili attraverso determinati meccanismi che non siamo nemmeno in grado di riconoscere. Esistono due grande categorie che servono per manipolare il prossimo e sono: il senso di colpa e lo stimolo dell’orgoglio e dell’ego. Il primo mira a creare una tensione interiore tra ciò che siete e ciò che dovreste essere, secondo chi vi sta “manipolando”,….e questa tensione se risolta, produce un comportamento che va a vantaggio di chi vuol farvi sentire “fuori posto”. Questa manipolazione vi suggerisce che voi sareste migliori se…….faceste quello che chi ci fa sentire così, desidera facciate. La seconda invece opera sull’ego per farvi fare ciò che chi manipola, vuole. E’ il mezzo più usato dalla comunicazione dei politici…..E’ quello che si chiama “lisciare il pelo”. Questo mezzo è molto subdolo perché non si avverte una distonia come con il complesso di colpa, ma al contrario chi vi sta manipolando vi dice che siete bravi, che avete ragione, che siete perfetti e che dovete fare quella cosa, perché voi siete i migliori ecc ecc. Ovviamente si può dare anche il caso che il senso di colpa venga instillato in buona fede e che chi ve lo sta instillando non abbia alcun vantaggio dal procuravelo, come anche può accadere che chi vi stia adulando non abbia altro fine che farvi dei complimenti perché sinceri. Senso di colpa e senso di “essere nel giusto, sentirsi ok” sono entrambe stati d’essere da cui stare in guardia, sono le due facce dello stesso dualismo Bene-Male. Diventare impermeabili a sensi di colpa e al senso di grandezza di sé è un grande passo verso la libertà spirituale. Significa non far dipendere il proprio stare bene da un aver fatto la cosa “giusta” o dal sentirsi “giusti”. E più il nostro stare bene non è condizionato, più è forte.

sabato 12 ottobre 2013

PERCHE' UN E-BOOK DELLA DSE?

Questo e-book è nato per fare conoscere la tecnica DSE Deprogrammazione Semantico Energetica e per dare le informazioni necessarie per poterla applicare anche da soli. Ci sono state persone che hanno acquisito competenza e capacità nella sua applicazione senza passare attraverso il mio supporto di coaching. La DSE è uno strumento molto, molto potente e vi garantisco che solo chi lo ha davvero applicato anche solo una volta correttamente, ne sperimenta sulla sua pelle la forza. Fino a quando se ne legge e discute ma non si applica, non si può capire quanto può fare e risolvere. La DSE è non solo in grado di portare fuori dal panico e di ridurre l’ansia ad un livello minimo e con una velocità impensabile con altri approcci, ma è in grado di far cambiare proprio carattere nel senso voluto, nel senso che si è sempre sognato… Cio nondimeno, per ottenere risultati occorre conoscere come si approcciano e ricercano correttamente le CMS Cariche Mentali Subconscie. E qui c’è la difficoltà. Tutta la destrezza e l’abilità che fa la differenza è nel maturare la sensibilità nella ricerca delle CMS e quindi nella capacità di autoascolto. Questo aspetto richiede una certa destrezza e sensibilità, l’imparare a “sentire” i pensieri che girano nel subconscio quando sembrerebbe che non si stia pensando nulla. Una cosa è certa. Se si avverte ansia, insoddisfazione, angoscia, rabbia, panico, tristezza, stanchezza immotivata, contrazioni muscolari involontarie, dolori senza ragione concreta, allora ci sono pensieri che stanno lavorando sotto la coscienza…Non vi sono contrazioni muscolari se non attivate da un sistema nervoso in allarme e se c’è un sistema nervoso allarmato significa che c’è un pensiero che lo allarma….Se si è tristi è perché c’è un pensiero sottostante…e così via.

venerdì 4 ottobre 2013

RAPPORTI VAMPIRIZZANTI E DSE

“Le persone che giudicano continuamente i nostri comportamenti, che ci correggono, che ci danno consigli, che ci fanno vedere i pericoli delle nuove iniziative che stiamo intraprendendo finiscono per indebolirci, per toglierci entusiasmo, per renderci insicuri. Questi sono i vampiri che ci trasferiscono le loro paure e le loro insicurezza sottraendoci energia vitale.” ( R.Morelli)
Questa dichiarazione del famoso psichiatra Morelli, ha in sé una serie di presupposti che mi sento di contestare. Prima di tutto, tutti noi giudichiamo ciò che fanno gli altri. Lo facciamo continuamente. Quando guardiamo la TV, quando parliamo di altri e delle scelte che fanno, quando i nostri amici o familiari fanno o dicono cose che non condividiamo… Per quanto questo sia vero non ci siamo mai posti o raramente lo facciamo, se il nostro esprimere giudizi sulle scelte e comportamenti altrui sia portatore di danni alle persone che andiamo a consigliare e a tentare di influenzare. Anzi, siamo d’accordo che quello che andiamo a dire e consigliare o criticare sia consigliato, criticato per il “bene” della persona che riceve i nostri messaggi. Ma questo è tutt’altro che certo. Non sappiamo DAVVERO se ciò che andiamo a dire sarà veramente utile alla persona. E’ solo il nostro punto di vista che vediamo, non quello dell’altro! Affermare questo non significa che non si debbano più dare consigli o fare critiche, sto solo sostenendo che non possiamo esser sicuri della bontà di ciò che facciamo. Nell’ottica dell’affermazione di Morelli invece chiunque cerchi di correggere o consigliare è un vampiro energetico che “sottrae” energia vitale. Non si capisce che idea di rapporto interpersonale possa esserci dietro questa impostazione. Ogni comunicazione ha lo scopo di influenzare l’altro o gli altri. Se io dico anche solo ad un altro “ che splendida giornata”, creerò un effetto in lui. Potrà convenire con me oppure non convenire, o anche esserne molto infastidito se ad esempio in quella giornata è successa o sta per succedere una cosa a lui sgradita. Magari potrò, senza volerlo, innescare una crisi in lui perché magari lui si sentirà molto giù e la mia frase gli farà constatare che in effetti la giornata è bella ma lui la vede bruttissima…. Allo stesso modo io posso dire ad una persona che sta sbagliando tutto e la persona che riceve il messaggio esserne molto contenta perché sperimenterà di non avere alcun fastidio dalla mia osservazione perché è straconvinto delle sue scelte. In sostanza invece la frase di Morelli accredita un’idea profondamente sbagliata dei rapporti interpersonali. Il primo errore è nell’idea che gli altri possano condizionare la nostra vita con il solo esprimere consigli e critiche. Se accreditiamo l’idea che qualcuno diventi un vampiro energetico solo perché ci critica, allora abbiamo una personalità molto debole e non crediamo in noi stessi e nelle nostre idee. Il secondo errore ancora più grave è che si accredita l’idea che gli altri siano “il nemico” pronto a farci del male. In verità ciò che ci vampirizza di energia non è quello che gli altri ci dicono, ma il CREDITO che noi diamo a ciò che gli altri dicono. Il problema è tutto nostro, solo nostro. La vampirizzazione avviene perché chi da' i consigli e semina dubbi (che a seconda delle circostanze potrebbero essere anche perfettamente ragionevoli), viene considerato da noi più autorevole di noi stessi. Deleghiamo ad altri la valutazione delle nostre scelte perchè siamo insicuri e titubanti....ed anche un po' vigliacchi nel prenderci le nostre responsabilità. Ci facciamo vampirizzare perchè non siamo centrati su noi stessi...la colpa non è dell'altro” Fateci caso, se un parere viene da una persona di cui non abbiamo stima, ciò che ci dice conta poco, se invece il messaggio arriva da qualcuno a cui diamo credito, allora sì che la cosa ci tocca. E perché ciò avviene? Per la semplicissima ragione che riteniamo CREDIBILE ciò che ci ha detto la persona che stimiamo e quindi la nostra vulnerabilità dipende da noi. E’ su questo che dobbiamo lavorare: sulla capacità di valutare correttamente ciò che ci viene detto e sulla capacità di decidere e vivere in base alle NOSTRE scelte. Credere che “fuori” ci siano i cattivi che ci succhiano l’energia è al contempo sbagliato ed infantile. Ma sotto il profilo della DSE, come vengono visti i rapporti vampirizzanti? Quando siamo in relazione dialettica con un altra persona, noi siamo costantemente in movimento mentale su almeno DUE piani. Il piano della coscienza, della consapevolezza, e quello dell’inconscio. Così accade che se si sta ad esempio raccontando i propri guai, la persona che ci ascolta si trova di fronte a noi ed assumerà dei comportamenti…annuirà, diniegherà, girerà negli occhi, o guarderà da un’altra parte…cercherà talvolta di intervenire…e così via. Mentre noi parliamo del nostro grande problema, abbiamo nel subconscio un altro grande sommovimento di desideri, aspettative, paure etc. Infatti mentre ad esempio raccontiamo la nostra rottura sentimentale e spieghiamo che la colpa è tutta dell’altro, siamo lì a chiederci: mi crederà? Mi darà ragione? Lo sto annoiando? Devo spiegargli bene tutto se no non capisce e mi da’ torto! Oddio adesso guarda dall’altra parte…questa cosa non la condivide…ah, adesso ha annuito, sembra capisca… Tutto questo lavorìo mentale, mentre con la coscienza stiamo spiegando i “fatti” della nostra disavventura, opera a livello sub-cosciente e siamo molto poco consapevoli di tutte queste energie (CMS in realtà) che operano… Mentre andiamo avanti, e possiamo farlo per parecchio tempo, anche un’ora o più, la nostra energia si va affievolendo, perché grandi quantità di energia contenuta nelle CMS continua a girare e, notatelo, a livello mentale stanno consumando zuccheri e proteine e carboidrati ad un bel ritmo… Ma la stessa cosa può succedere ( e vi garantisco che è così, l’ho sperimentato sulla mia pelle innumerevoli volte) a parti invertite, quando siamo noi che dobbiamo ascoltare l’altro. E poco importa se siamo ben disposti o mal disposti verso l’altro perché quello che consuma energia è la nostra frustrazione nel rapporto. Se ad esempio abbiamo che fare con una persona che non ci piace, allora la frustrazione sarà data dall’obbligo di ascoltare controvoglia…e questo si manifesterà con la tentazione della mente di “partire per la tangente” e pensare ai fatti propri, ma se non si può, perché la persona sta controllando la nostra attenzione, questo attiverà CMS contrapposte che diranno ad esempio “basta non ne posso più” ad altre che diranno “ non ti distrarre” “stai attento” e queste forme-pensiero, continueranno per tutto il tempo ad agire una contro l’altra…e questo……scarica, eccome! Ma anche nell’ipostesi che la persona sia gradevole, amica, oppure un familiare, può accadere che le lamentele, il dolore della persona amica non sia (o non si sia in grado di ) rimediabile, alleviabile…e questo può attivare altre CMS che dicono “ non posso aiutarlo” “ non so che dirgli” “non posso dirgli quello che penso, starebbe peggio” “ non sono capace di consolare un amico” e così via….Tutto questo lavora sempre nel subconscio, anche perché il conscio è impegnato ad ascoltare “i fatti” raccontati. Tutte queste attività mentali, sono completamente fuori dal nostro controllo in tutta la fase del rapporto, ma nello stesso tempo producono conflitti interiori, consumi di energia, turbamenti ecc.ecc che alla fine portano alla sensazione di sfinimento. Purtroppo però non essendo noi consci di tutto ciò, e dovendo darci una spiegazione del fenomeno, diciamo che “quella persona ci succhia l’energia” che è vero, ma in modo molto differente da come pensiamo. Di fatto è la combinazione che si crea nella relazione a produrre quell’effetto. Si dice che persone che ci affliggono con i loro problemi sono vampiri energetici. Ma se fosse vero che le persone che ci vengono a raccontare pesantemente i loro problemi fossero dei “veri “ vampiri che succhiano energia dal prossimo…perché mai continuerebbero ad avere problemi e a stare male? Non dovrebbero scoppiare di salute e felicità? Cosa succhiano se stanno sempre male? Non facciamo dunque confusione. Se stiamo male vicino o in relazione ad altri è perchè "rispondiamo" alla loro comunicazione nel modo sbagliato, ci facciamo condizionare perchè non siamo abbastanza forti noi.