una potente, rapida e semplice tecnica mentale per migliorare se stessi. Da soli.
venerdì 30 agosto 2013
CONOSCERE SE STESSI
Conoscere se stessi significa conoscere i propri pensieri subconsci. La difficoltà che abbiamo nel conoscerli è dovuta al fatto che NON vogliamo conoscerli perchè ci siamo dati un "modello" di quello che vogliamo essere; tutto ciò che non quadra con quel modello lo cancelliamo, lo rimuoviamo e lo cacciamo nel subconscio. Questo è anche ciò che avviene nella "finzione". Ma la verità non è nel far affiorare il subconscio, per poi magari immedesimarsi...questo è quello che si chiama "scoprire il proprio carattere" o il "sono fatto così".......la strada buona è quella di conoscere il proprio subconscio e liberarsene, così da essere assolutamente liberi dalle costrizioni, dai punti di vista, dalle abitudini, dai vizi comportamentali. Allora sì che quando si è liberi davvero, tutto può esser fatto, senza problemi nè vincoli.
giovedì 29 agosto 2013
L'ABITO MENTALE
L’abito mentale è una sub-personalità, e la sub-personalità è una forma di pensiero che prende il sopravvento sulle altre istanze della mente e genera una “facciata” comportamentale che identifichiamo scorrettamente come carattere.
Una sub-personalità stabile che diventa, appunto, "abito mentale e comportamentale" della persona.... è spesso facilitata dal rivestirsi di un "ruolo" che diventa abitudine. Si pensi ad esempio alla figura dell'insegnante...per gran parte della giornata la persona incarna una figura che ha autorità che è visto come fonte di potere e di risoluzione di problemi....nessuna possibilità di vacillare, fermezza, equilibrio, autorevolezza e cosi via, ogni giorno. Ma le persone non sono così, ovviamente. Dentro vi sono istanze, pulsioni, desideri, fragilità che vengono compresse dalle esigenze del ruolo. Quando accade che le cose della vita portino la persona al cambiamento, ad una presa di contatto con una più autentica umanità, spontaneità, voglia di relazionarsi, magari di mettersi alla pari sul piano della comunicazione, della affettività...ecco che gli schemi da sempre utilizzati non sembrano più essere consoni, avere senso...stridono con un sentire nuovo…che spinge a rompere gli schemi a cercare una maggiore autenticità… lo schema rigido fino ad allora usato diventa una gabbia che non si sopporta più...a questo punto il conflitto si apre ed esplode...gli sbocchi possono essere diversi...dal mutamento a 180 gradi delle modalità di comportamento e nel nostro esempio di insegnamento, alla decisione di lasciare il ruolo tanto a lungo recitato.
Sotto il profilo della DSE avviene che la carica mentale subconscia "sei un insegnante", ha compresso il resto dei movimenti per lungo tempo, seppellendoli nel profondo dell'inconscio facendo assurgere al "sei un insegnante" il dominio su quasi tutti i moti e gran parte delle CMS sottostanti. La presa di coscienza della inadeguatezza ed artificiosità dell'immedesimizzazione nel ruolo comporta il risveglio di comandi che dicono " tu non sei così" " stai mentendo" "basta fingere"…l'attaccamento al vecchio ruolo resisterà con molta caparbietà e le CMS cominceranno a confliggere tra loro...la CMS di "ruolo" porterà a sua difesa tutti i vantaggi che il suo dominio ha portato alla vita della persona (sicurezza, prestigio, rispetto, vantaggi economici ecc) mentre l'altro gruppo spingerà sull'etica della sincerità e sul prezzo di infelicità che il ruolo ha comportato...spingerà manifestando i desideri e le aspirazioni repressi/e che per lungo tempo hanno giaciuto nel profondo...Tale conflitto si risolve in soli tre modi: o vince A, il vecchio "come se", sicuro, conosciuto, affidabile, ma un po' spento e rassegnato, oppure vincerà B ed allora l'eccitazione delle CMS che urlano alla libertà ritrovata al senso di avventura, alla ricerca dei nuovi obiettivi spinge ad un nuovo inizio che riattiva il gioco degli attaccamenti...oppure potrà approdare al modo C al superamento di entrambe le tipologie di CMS…la spoliazione del proprio ruolo e al superamento del desiderio di liberarsene...per approdare ad un sentire ed essere autenticamente pacificato, non più legato alla necessità di apparire nè al desiderio di liberarsene.
martedì 27 agosto 2013
SAPERSI GIUDICARE E SAPERSI PERDONARE
Molti sottolineano che occorre amarsi per essere in equilibrio. Ed è vero. O almeno sapersi perdonare. Ma, come sempre, la parola è infida perchè tende ad essere interpretata scorrettamente. Perchè capita poi spesso che "amarsi" si traduca nella mente di chi legge "vai bene come sei". Ed anche questo, come concetto è giusto, perchè se ti accetti, se accetti la tua vita, raggiungi la pace. MA "vai bene come sei" può essere letto come "tutto ciò che pensi e fai è giusto", ancor di più se ti viene detto "sei perfetto così". E allora che succede? Che se "credi" a queste affermazioni pensi di aver ragione, pensi, cominci a pensare, che "non devi criticarti" e quindi non sottoponi più a vaglio attento quello che pensi e che fai. E invece non è così. Occorre imparare a fare due cose in parallelo: sapersi giudicare e sapersi perdonare. Se ci fermiamo solo al primo, rischiamo il masochismo, il senso di colpa perpetuo, la depressione. Se operiamo solo sul secondo, rischiamo la superficialità, l'arroganza, l''insensibilità, la vanagloria. Se li usiamo tutti e due, con equilibrio, allora cominciamo a camminare, superiamo il senso di colpa, ma non ci montiamo la testa. Stiamo attenti a quello che pensiamo, siamo in grado di fare autocritica e da questa imparare.
STIAMO ATTENTI AL PERFEZIONISMO
Il perfezionismo è quell’atteggiamento mentale che urge alla nostra coscienza con la costante insoddisfazione circa la situazione in cui ci si trova.
E’ un signore della mente sempre insoddisfatto che vuole sempre che le cose siano diverse, e a suo dire migliori, di quello che sono.
La sua vera forza, agli occhi della coscienza, è che se non ci fosse un po’ di perfezionismo, non si riuscirebbe a fare alcuna cosa. E’ in effetti il perfezionismo che ha dato motore a tutto lo sviluppo tecnologico…dalla ruota ai computer….
Solo volendo e ricercando il miglioramento e il perfezionamento siamo stati in grado di sviluppare la tecnologia, la chimica, la farmaceutica, l’elettronica e così via.
Ma il perfezionismo che si accredita nelle stanze della mente come un ospite di riguardo per via di questi oggettivi risultati, non ci viene mai a dire che il suo modo di vedere le cose ha il rovescio della medaglia: una costante e sotterranea insoddisfazione. Lui ci fa vedere le cose come sempre perfettibili e quindi manchevoli e cerca di convincerci che tutto deve essere valutato e considerato sotto la sua luce.
L’intera società americana ed anche quella europea, ma molto meno, è ossessionata da questa cosa che riversa in tutto. Ecco così che un bambino non può giocare a basket “normalmente” ma deve esser “eccellente” “perfetto” nel suo giocare a basket, così come deve essere perfetto nel suo curriculum scolastico, deve scegliere le scuole “migliori” , a partire dall’asilo e deve avere le migliori performances in tutto.
Quello che sfugge a questo signore, Mr. Perfezionismo, è che le persone non sono macchine e processi produttivi, ma esseri che vivono, pensano , amano, soffrono. E che continuare a spingere ad essere sempre più perfetti, a non essere mai soddisfatti ed in pace, genera una continua ansia ed insoddisfazione verso se stessi, verso quello che si fa e verso chi ha a che fare con noi, perché anche loro non sono perfetti, e così su di loro scarichiamo le nostre insoddisfazioni.
Come tutte le cose della mente che ti dicono che “non va bene così” anche il perfezionismo produce insoddisfazione, senso di inadeguatezza, frustrazione, rabbia, cattivi rapporti con gli altri.
Come fare dunque? Lasciare che tutto venga fatto mediocremente? Certo che no, ma fare le cose per bene, verso gli altri e verso se stessi, non necessariamente significa essere ossessionati dal demone del perfezionismo, ma è sufficiente farsi guidare dalla passione e dall’amore per quello che si fa. Quando si è guidati così, anche l’imperfetto è amato, che sia una cosa da fare o un comportamento da adottare….Si apprezza anche l’imperfezione frutto comunque di una dedizione e di una cura a ciò che si fa.
Alla fine è sempre valido il detto del mezzo bicchiere. Il perfezionista vede quello che manca, il migliorista, vede quello che c’è…l’oggetto dell’osservazione è identico, ma cambia il modo di guardarlo….c’è un sì, anziché un no. E fa tutta la differenza del mondo.
http://elitheocarrani.blogspot.it/
domenica 25 agosto 2013
COSA E' UNA CMS?
(tratto da posts del gruppo DSE di Facebook)
Cos’è una CMS?
CMS sta per carica mentale subconscia. E’ una buona definizione, rende l’idea.
Ma cosa è davvero?
Abbiamo imparato a capire che ciò che porta le emozioni negative ha a che fare con il subconscio che “preme” contro la coscienza (la consapevolezza di sé, del proprio esistere) e fa una serie di danni….paura, terrore anche, rabbia, malinconia, depressione, frustrazione.
Tutti questi pensieri dell’inconscio in DSE le chiamiamo CMS.
Ma cosa è “dentro” una CMS? E perché è importante saperlo?
Prima di tutto è importante saperlo, perché ci permette più facilmente di riconoscerla, o almeno riconoscere quando c’è.
Cosa c’è dentro? In buona sostanza c’è una sola cosa: pulsione.
E’ cioè qualcosa che ha il carattere della coercizione, a prescindere se tale coercizione ci piaccia o meno. La coercizione è “l’obbligo” a “provare” una certa cosa, sia che il nostro pensiero razionale, la nostra consapevolezza, lo abbia etichettato come buono o cattivo.
Esistono infatti due livelli di “funzionamento” della mente, profondamente e vicendevolmente interconnessi e condizionantesi: il conscio e l’inconscio.
Il nostro conscio ci può dire per esempio che essere tristi, depressi, è perfettamente logico e coerente, perché……il lavoro non c’è, l’amore non va, la salute traballa e così via. La mente razionale “pensa” che così stanti le cose è “naturale” (parola assai insidiosa perché induce a pensare alla immodificabilità dello stato) sentirsi, ad esempio, depressi.
D’altro canto il nostro subconscio ci insinua che “va tutto male” oppure “ perderai il lavoro” oppure “lei/lui ti lascerà presto” e a questi “pensieri” aggiunge un’emozione, che viene “caricata” come un bastimento prima di lasciare il porto, che è negativa e che può essere di paura, rabbia, inutilità, impossibilità ecc.
Avviene cosi che il linguaggio si “emozionalizza” cioè si carica di emozione, e da quel momento, viaggia nel vostro inconscio con le sue 2 componenti: il significato (es:perderai il lavoro) e l’emozione che vi è stata caricata.
Questa CMS così strutturata, opera coercitivamente perché il nostro subconscio associerà sempre il “perdere il lavoro” con l’emozione collegata. Ciò viene “accettato” come naturale dal conscio che da’ per buona la valutazione-CMS e continua a tenerla per valida.
Avviene così che per il conscio che, ricordiamolo, opera a velocità di elaborazione impressionanti, ogniqualvolta che valuta “perderai il lavoro” la valuta coercitivamente con l’emozione correlata, e la prova.
In altre parole, in base agli schemi di valori acquisiti dall’educazione, dall’esperienza personale, dalla propria vita vissuta, il linguaggio è intrinsecamente intessuto di emozioni che provengono dal subconscio.
In questa situazione il linguaggio diventa una formidabile arma di offesa e di difesa…....
Attraverso i contenuti emotivi insiti nel linguaggio è possibile SOLO PARLANDO, sconvolgere la mente di una persona.
Ma se si guarda questa cosa da fuori, essa è una cosa folle! Ciò significa dare un potere al di fuori di sé a chiunque lo voglia usare in modo manipolatorio e violento, con il solo uso della parola.
La CMS quindi é un pensiero con carica emozionale, in grado di veicolare con il significato anche la collegata emozione, in modo COERCITIVO, vale a dire che “automaticamente” produrrà determinati effetti sulla psiche, senza che il conscio sia in grado di riconoscerne l’effetto manipolatorio.
Quando si parla di dissociazione, di diventare osservatori dei propri pensieri, in buona sostanza si sta cercando di insegnare a non farsi manipolare emotivamente dal linguaggio, in questo caso con riferimento al proprio linguaggio “interno”.
E’ ovvio che nel momento che la mente riesce a non farsi condizionare dalle emozioni insite nel linguaggio e quindi nel pensiero (che usa strettamente il linguaggio), raggiunge la libertà.
Ecco quindi che conoscere la struttura intima di una CMS ci aiuta riconoscerla nel momento che viene esaminata…se la mente si altera al vaglio di un pensiero, sta processando una CMS.
LA DSE nel suo approccio tecnico, fa proprio l’opposto, “scarica” l’emozione dalla frase, proprio come un bastimento viene scaricato giunto al porto di destinazione. Dopo di ciò “quella” frase non sarà più in grado di manipolare il conscio della persona, facendo acquisire un grado in più di libertà alla consapevolezza (l’osservatore).
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