sabato 9 novembre 2013

LA MENTE BUGIARDA

Quando ero ragazzo, pur essendo di fatto abbastanza brillante, sia in compagnia che a scuola, di norma aperto e socievole, con discreti risultati nello studio e nello sport, avevo un problema di base che mi disturbava molto, e che era per me un peso notevole: ero terribilmente emotivo e mi spaventavo facilmente, troppo facilmente. Il tasso di emotività, soprattutto quando messo al centro di situazioni in cui avevo gli occhi puntati contro, diventava parossistico, bloccante. Sono sempre stato un tipo indagativo e quindi, come un qualsiasi bambino di tre anni, avevo la domanda incorporata: perché? Perché mi succede? Era vero, succedeva anche a molti altri, ma ad altri ancora non succedeva affatto! Perché questa differenza? Non mi sono mai piaciute le risposte facili che ci si dava e ancora ci si da’: è il suo carattere! Carattere un corno! Anche perché vedevo che in misura differente anche quelli più calmi avevano qualche problemino con l’emotività, ma erano appunto problemini, non come il mio! Questo mi fece capire abbastanza presto che vi era una variabilità reattiva nel comportamento delle persone, anche se di fatto le similitudini erano tante. Sono partito da questo: perché non sono come “loro”? Era chiaro che c’erano delle differenze soggettive tra le persone che si trasformavano in comportamenti differenti. Cominciai a fare ricerca sui libri e cominciai con Freud e “Introduzione alla psicoanalisi”. Assimilai che le esperienze pregresse erano la causa di queste differenze, ma….a me il problema rimaneva e in effetti non mi era chiaro cosa potesse provocare il cambiamento, visto che anche avendo compreso (mi sembrava) il meccanismo, non mi era cambiato nulla. Era quindi chiaro che ognuno aveva il suo modo di reagire che c’erano delle pulsioni nel subconscio….ma a conti fatti ero ancora lì. Cosa c’era in me che non andava? Freud era stato solo il primo, poi cominciai a leggere di tutto, da Fromm a Jung, passando per la Bibbia ( anche lì sì parla ed a lungo di felicità ed infelicità per cui qualche attinenza ci doveva essere), il training autogeno, la dinamica mentale etc., ed infine approdai alla filosofia buddista. Fu una rivelazione. Ero oramai uno studente universitario e la mente aveva imparato ad essere più flessibile e speculativa. Capii che sotto certi comportamenti c’erano indubbiamente dei movimenti subconsci compulsivi/obbligatori, che mi obbligavano a comportarmi in modo che odiavo…ma fino ad allora non avevo “capito” davvero. Ma un giorno accadde qualcosa che mi portò a “vedere”. Giunse il momento della vera “comprensione”, che mai avevo fino ad allora avuto. Scoprii la “natura” del pensiero. Come avvenne? A me successe che stavo ragionando intorno ad un concetto inerente non ricordo quale questione e, comunque pensassi, non trovavo la soluzione ed avvertivo tutta la tensione nel cercarla, poi di colpo, il distacco dalla questione….cioè io cercavo la soluzione all’interno delle opzioni che la mente mi stava dando, ma nessuna di queste era in grado di portarmi alla soluzione…poi, per un microsecondo, osservai la mia mente che si arrovellava nella ricerca della soluzione…….e sentii il sollievo, immediato…vidi così, di striscio, quasi come un’ombra di pensiero, che il problema non era all’interno di quello che stavo pensando e dove teoricamente dovevo cercare la soluzione, ma era proprio quel “cercare la soluzione” la causa del problema! Capii cioè una cosa davvero fondamentale e non solo per me ma per tutti: il problema, i problemi, i conflitti, il dolore e tutte queste cose, non sono “oggettivi”, non esistono nella realtà, ma esistono solo nella mente!

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