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sabato 21 settembre 2013
EGO ED UMILIAZIONE
Quante volte nella nostra vita ci siamo messi a lamentarci del nostro prossimo? Diciamoci la verità: sempre.
Se non è per i nostri genitori e i nostri figli, o i nostri compagni e compagne, è per il vicino che fa troppo rumore o per l’automobilista che non da’ la precedenza…. Per lo stato che ci vessa in ogni modo, per gli amici che non ci sono vicini come vorremmo, per i capi e i colleghi che “non ci capiscono” e si comportano in modo differente da come vorremmo noi.
Molte sono le cose da dire su questi problemi di relazione e di aspettative, ma c’è un sentimento che è particolarmente profondo e che tocca il nostro sentire in modo pesante, ed è quello che chiamiamo umiliazione.
Generalmente parlando l’umiliazione è quel senso di impoverimento di noi stessi che sperimentiamo quando qualcun altro, o noi in prima persona, fa o facciamo considerazioni sulla nostra persona che ci portano a vergognarci o a sentirci “azzerati” nella percezione di noi stessi.
Ci sono molte persone che usano questi espedienti per ottenere vantaggi nel mondo del lavoro, delle relazioni, dei legami affettivi, per ottenere posizioni di dominio sugli altri. Queste persone sanno, sanno molto bene cosa può fare dispiacere o proprio “male” alle altre persone e se ne servono per ferire o per ottenere vantaggi psicologici e materiali.
Sono magari proprio quelle persone poi le ritrovate a lamentarsi degli “altri” che si comportano male che non sono affidabili, che tradiscono la fiducia data…La prima cosa che vorremmo è che queste persone non attuassero questi comportamenti, che si comportassero “bene”, perché queste cose sono “ingiuste”, e c’è del vero in tutto questo.
Ma forse, chi vuole cercare di diventare più forte nella vita, dovrebbe chiedersi se non sarebbe più sensato evitare di farsi umiliare ed evitare di farsi del male.
Ma normalmente quando si pensa al difendersi si pensa a mostrare i muscoli e gli artigli per far sì che chi voglia farci del male con la lingua non abbia il cuore e il coraggio di farlo.
Ecco così che ci si arma in vario modo per evitare che qualcun altro ci umili…..Proteggiamo la nostra posizione sul lavoro, facciamo sapere a chi ci può danneggiare che potremmo fare altrettanto se non di peggio. Nei rapporti familiari siamo pronti a rinfacciare all’altro la prima cosa utile se ci accorgiamo che si sta scivolando verso argomenti che non vogliamo vengano trattati.
Il mondo va avanti così da sempre, guerriglia costante e guerra aperta di parole e di armi per difendere le nostre cose, le nostre idee, e la nostra dignità.
Ma ci abbiamo mai pensato in che consiste un’umiliazione? Cosa è in effetti? E’ una situazione in cui ci troviamo ad essere posti ad un livello che NOI non riteniamo adatto al nostro merito, vero? E questo cosa significa? Significa che abbiamo una certa idea di noi stessi, del nostro valore, con cui ci identifichiamo.
Il dirigente che viene privato delle sue funzioni originarie e “ridimensionato” nelle sue responsabilità, un “amico” che in pubblico ci deride o racconta un fatto che gli abbiamo confidato, una persona a cui teniamo particolarmente che non ci considera, un genitore che ci dice che siamo per lui una delusione…..Un figlio che ci insulta, paragonandoci ad altri genitori “migliori” di noi….
Tutte queste sono umiliazioni.
Ma, come per ogni cosa che riguarda la mente, un’umiliazione è tale solo se noi gli diamo la possibilità di essere tale. Ogni “umiliazione” infatti presuppone un’idea di “trattamento ingiusto” che riteniamo di ricevere. Se infatti ci capita di essere degradati professionalmente, riteniamo ingiusto questo comportamento, perché riteniamo di meritare il ruolo che avevamo precedentemente. Se ci capita di essere umiliati dalla derisione di un amico, riteniamo che questo suo comportamento sia ingiusto perché un amico non si comporta così, e perché soprattutto, se la cosa è vera, ci sentiamo giudicati dagli altri. Se un genitore ci dice cose pesanti, ci sentiamo umiliati perché noi vorremmo che i genitori ci stimassero e riconoscessero il nostro valore.
Ma la verità è che il sentimento dell’umiliazione è dovuto ad una corrispondenza/risonanza che il comportamento altrui ha in noi. Se infatti soffriamo per un declassamento nel lavoro, è perché noi riconosciamo al ruolo ricoperto nella professione una misura del nostro valore. Misuriamo il nostro valore sulla base di uno “status”. Ma le nostre capacità non cambiano in base all’attività che facciamo.
Noi non siamo il nostro ruolo.
Se Einstein si fosse messo per lavoro a pulire i pavimenti, non avrebbe smesso di essere lo scienziato che ha scoperto la legge della relatività. Ed anche se non avesse scoperto la famosa legge, sarebbe rimasto comunque un genio ed un grande scienziato.
Se una persona di cui ci innamoriamo non ci corrisponde ed anzi ci tratta male approfittando del nostro sentimento, non significa che noi siamo differenti da ciò che eravamo prima di innamorarci, il nostro valore non cambia per il comportamento di un altro.
Se un genitore ci critica pesantemente, non significa che siamo incapaci, e nemmeno che il giudizio sia fondato.
E’ la nostra reazione emotiva a questi input esterni che crea il sentimento dell’umiliazione. Se diamo ai comportamenti esterni, di altre persone, la possibilità di turbarci e perturbarci, è perché noi diamo per importante ed attendibile il loro giudizio su di noi.
Ovviamente è in noi stessi che dobbiamo trovare il valore che ci diamo. Se lasciamo che il giudizio altrui ci sconvolga emotivamente, significa che diamo più importanza al giudizio degli altri su di noi di quello che noi diamo a noi stessi. Non ci può essere umiliazione se non siamo noi a reagire in questo senso a ciò che avviene. Ma c’è di più…
Ci possiamo sentire umiliati solo se percepiamo che siamo scesi ad un livello che riteniamo inferiore al nostro. Ma questa è precisamente una nostra rigidità…. Significa che abbiamo in testa una gerarchia delle cose e delle persone….In realtà siamo noi che decidiamo che un abbassamento di funzione lavorativa sia un’umiliazione…. Siamo noi che decidiamo che avere una certa auto ci “accresce” come valore e non averla ci “diminuisce”. Ma potremmo allo stesso modo pensare che avere un’utilitaria sia cosa perfettamente normale e che non indichi affatto il nostro valore, e ritenere che un’auto sia solamente un mezzo di trasporto….
Se un genitore ci disprezza e critica, non è detto che la sua valutazione sia realistica ed accurata, potrebbe anzi essere completamente sbagliata. Ma se noi ci aspettiamo solo riconoscimenti dai genitori, ne soffriremo…e saremo esposti alle umiliazioni che vorranno darci.
Se invece imparassimo a considerarci come persone degne di essere amate, stimate e soprattutto a perdonarci, allora sarà molto difficile umiliarci, perché saremo noi ad essere indenni a tale emozione, e le manovre altrui saranno senza effetti su di noi.
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