una potente, rapida e semplice tecnica mentale per migliorare se stessi. Da soli.
lunedì 16 settembre 2013
INTRODUZIONE ALLA DSE
La Deprogrammazione Semantico Energetica (DSE) si basa sull’uso intensivo del linguaggio e della semantica del linguaggio. Partendo dalla constatazione che quasi ogni esperienza umana viene elaborata dal cervello attraverso una semantizzazione linguistica la DSE é una tecnica che porta il praticante a rivivere le singole condizioni/episodi emozionali/concettuali che lo turbano e lo dis-turbano e, attraverso un percorso preciso del ciclo dell’emozione, portano allo scaricamento dell’energia negativa inclusa e al conseguente sollievo.
La mente opera costantemente 24 ore su 24 e il suo flusso di pensieri è costantemente attivo sia nella fase di veglia che nella fase del sonno e la maggior parte di questi processi sono sub-consci o completamente inconsci e solo una piccola parte di questi giungono in vari momenti alla coscienza che, nella quasi totalità dei casi, li considera come suoi, ci si identifica, li condivide e li attua.
Per capire cosa si intende per pensiero/processo subconscio si pensi all’atto di guidare un auto. Nella fase di apprendimento iniziale della tecnica di guida, il principiante deve, in ogni momento, essere cosciente di ciò che sta facendo e quindi “pensa”: “ora premo la frizione, innesto la prima marcia e rilascio lentamente la frizione e contemporaneamente premo lievemente sull’acceleratore ecc.”
Quando l’apprendimento ha fatto presa, tutti questi processi passano al subconscio che li gestisce con grande velocità ed accuratezza.
Per un autista esperto, la manipolazione di marce, frizione, freno, acceleratore, volante, frecce di direzione e visualizzazione e controllo del traffico, sono processi completamente padroneggiati che non richiedono nemmeno pensiero cosciente.
Qualsiasi processo di apprendimento si basa su questa modalità, dall’andare in bicicletta al lavarsi i denti, al battere sulla tastiera del PC, all’uso del linguaggio.
Tantissime altre cose vengono apprese dalla mente attraverso modalità consce per passare poi al subconscio, ma purtroppo, per nostra sfortuna, non tutte sono utili come imparare a guidare una macchina.
Una caratteristica della mente è che quando apprende una cosa come l’andare in bicicletta, non lo dimentica più. Perché? Perché le istruzioni sono depositate nel cervello in una memoria proprio come quella di un hard disk molto capace, pronte per essere riprese al momento del bisogno.
Vi è mai capitato di rivedere a distanza di parecchio tempo un film e di scoprire che non ve lo ricordate? E poi man mano che procedono le scene cominciate a dire…” ma io questo l’ho già visto…ma non mi ricordo…ah, sì adesso succede che…” Questa è la prova che il ricordo del film è immagazzinato nel vostro cervello ma che non riuscite ad accedervi se non in misura frammentaria, ma voi “sapete” che l’avete visto e più lo vedete, più certi particolari tornano alla mente.
Quindi il cervello registra tutto accuratamente, quello che manca talvolta è la capacità di accedere al ricordo.
Allo stesso modo ogni esperienza del vostro passato è registrata da qualche parte e può essere recuperata. Quello che però a noi interessa non è tanto recuperare TUTTO, ma recuperare e togliere di mezzo quelle esperienze che ci fanno stare male.
Ora c’è un'altra caratteristica del ricordo e dell’apprendimento e cioè che insieme al ricordo si registrano automaticamente anche le emozioni e le sensazioni legate a quel ricordo. E purtroppo certe emozioni non sono proprio il massimo. Nel nostro passato ci può essere dolore, rabbia, tristezza, paure di diverso tipo, angosce, timori, vergogne ecc.ecc.
Alla base di ogni esperienza c’è un processo di elaborazione della stessa che ha al suo interno due elementi: una verbalizzazione del pensiero e una correlata emozione.
Poniamo l’ipotesi di un episodio di vergogna, diciamo una brutta figura fatta a scuola tanti anni prima…Immaginiamo che la persona abbia 13 anni e che durante una recita scolastica sia scivolato sulla scena della recita e finito con la faccia in un vaso di scena pieno d’acqua, rovinando la recita e facendo ridere tutti i presenti, compagni e genitori.
Ora questa persona cresciuta, potrebbe tranquillamente sviluppare un sacro terrore per i giudizi altrui, una discreta avversione per l’acqua e una timidezza esorbitante a parlare con le altre persone.
Bene. Anche se durante l’esperienza incriminata nessuno potrebbe aver detto nulla e il malcapitato potrebbe aver solo sentito la sua testa nell’acqua e le risate dal pubblico, ciò non di meno questo avrà causato una verbalizzazione dei suoi processi di pensiero che avrebbero potuto essere del tipo: “ che figura, che figura, sono un cretino, Dio che vergogna, adesso rideranno di me in eterno, voglio scappare via di qui, cosa diranno mamma è papà, non voglio più vedere nessuno ecc. ecc.”.
Passando il tempo e gli anni il ragazzo diventato uomo potrà metabolizzare in modo più o meno felice, quell’esperienza, ma tracce possono rimanere, anche pesanti.
Come si agisce con la DSE? Il contenuto verbale/semantico/linguistico che il ragazzo ha registrato nel suo cervello in quel momento si è inevitabilmente associato allo stato emotivo/energetico che lui aveva in quel momento. Ogni volta che le condizioni della vita lo porteranno ad avvicinarsi a quel tipo di esperienza, vuoi perché c’è qualcuno che lo sta osservando, vuoi perché c’è qualche situazione che lo porta al centro dell’attenzione altrui o anche solo perché lui lo pensi, quel contenuto salirà dall’inconscio e si presenterà alla coscienza come imbarazzo o vergogna o come pensiero auto punitivo (sono un cretino) o come paura che qualcuno rida e così via.
la tecnica della DSE porta il praticante a dissociarsi dall’emozione, cioè: quello che sto sentendo (il disagio, l’imbarazzo, la rabbia verso di sé o verso gli altri ecc) non sono io, ma è qualcosa che agisce contro di me che infatti io non voglio.
Poi, diversamente da quello che tutti tendiamo a fare, cioè reprimere, cancellare, negare e/o cercare di mettere sotto controllo l’emozione negativa, il praticante cercherà attivamente di richiamare l’emozione o il senso di disagio , mettendosi in ascolto di quello che il subconscio sta dicendogli, ed anzi se possibile, aumentando la sensazione fino a renderla più evidente possibile e precisamente rispondente come intensità a ciò che sta provando. E’ prioritario mantenere la dissociazione dall’esperienza in quanto non appartenente alla persona, ma da essa stessa subita.
Una volta portata alla coscienza (agganciata), il praticante potrà entrarvi come un attore che recita una parte e dare ad essa lo sfogo emozionale che sta richiedendo, accompagnando l’emozione con i movimenti, frasi e le sensazioni del corpo (cinestetica) che vengono naturali, qualsiasi essi siano. L’esperienza dovrà essere rivissuta fino alla sua trasformazione e fino al manifestarsi di una correlata sensazione di alleggerimento e rilassamento. A questo punto avremo realizzato uno scaricamento dell’emozione perturbativa (la deprogrammazione è quindi avvenuta) e almeno quella specifica parte rivissuta sarà stata cancellata sulla traccia emozionale.
E’ importante non farsi impressionare dalle reazioni che la mente può porre in atto quando “entra” nell’esperienza. Il praticante potrà rimanere stupito ed anche umiliato, scandalizzato, deluso, perfino sconvolto, dalla reazione che il suo sub-conscio potrà mettere in scena, ma deve sempre tenere primariamente in evidenza che queste energie sono dentro di lui ma NON sono lui. Più energia (non importa se negativa) si manifesterà durante l'applicazione della tecnica e più il processo porterà beneficio.".
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