sabato 20 luglio 2013

NELLA DSE NON E' NECESSARIO RACCONTARE I FATTI PROPRI

Nella quasi totalità delle procedure psicoterapeutiche si approccia il rapporto con la convinzione che occorra conoscere e far raccontare il vissuto delle esperienze del paziente. Si è fermamente convinti che non può esserci alcun miglioramento se il paziente non porta in superficie e racconta tutto ciò che di negativo gli è capitato. Questo aspetto della terapia può essere un forte ostacolo ad avviare un rapporto con l’analista. Molte persone non vogliono raccontare i fatti propri ad un estraneo, dovendolo per giunta pagare profumatamente. In DSE non c’è nulla di tutto questo. Anzi è (quasi) l’opposto. Innanzitutto è una terapia, o meglio una meditazione, che si fa da soli, senza dover dire nulla a nessuno. Secondariamente raccontare ciò che è successo è addirittura dannoso: rallenta la terapia. C’è un caso, un solo caso in cui nella DSE si ha un rapporto con una persona all’esterno, ed è quando si è a digiuno totale di cosa sia la DSE ed occorre qualcuno che guidi nei primi approcci per far correttamente capire come essa funzioni. In verità anche questo non è sempre necessario…. ci sono persone che anche senza aver avuto un rapporto diretto con il coach o qualcun altro che ne svolgesse la funzione , hanno potuto avviare la DSE e stanno andando avanti benissimo da soli. Ma, anche nel caso in cui si dovesse rendere necessario un supporto esterno da parte del coach o di un praticante già più avanti, non è assolutamente necessario raccontare dettagli e particolari circa le ragioni della propria sofferenza e del proprio disagio. La DSE, come ampiamente ripetuto in altre occasioni, non si occupa di “capire” cosa è successo, ma solamente di “agganciare” la sofferenza (la CMS, Carica Mentale Subconscia) e scaricarla secondo le regole della tecnica. Quindi anche in caso di supporto da parte di un coach, il praticante-coachee che si fa aiutare, potrà limitarsi a dire l'emozione che sta vivendo in quel momento, ad esempio: sento rabbia, forte rabbia… ecc... e il coach si limiterà ad aiutarlo a scaricarla, senza sapere a cosa è rivolta. E la stessa cosa sarà per l’ansia, l’angoscia e cosi via. Quindi c’è anche questo vantaggio. Si può chiedere aiuto senza raccontare i fatti propri.

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